Se vince il New Labour di Renzi

Il confronto tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi è stato presentato soprattutto come una contesa sul rinnovamento anagrafico della sinistra, il che ha un po’ messo in ombra la questione di un altro rinnovamento assai più rilevante e più arduo. In sostanza, l’impostazione di Renzi assomiglia a quella con cui Tony Blair realizzò, attraverso una lotta politica serrata, il rinnovamento del Labour Party, la più antica formazione politica della sinistra europea.
23 AGO 20
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Il confronto tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi è stato presentato soprattutto come una contesa sul rinnovamento anagrafico della sinistra, il che ha un po’ messo in ombra la questione di un altro rinnovamento assai più rilevante e più arduo. In sostanza, l’impostazione di Renzi assomiglia a quella con cui Tony Blair realizzò, attraverso una lotta politica serrata, il rinnovamento del Labour Party, la più antica formazione politica della sinistra europea. Alle Trade Union che chiedevano di cancellare gli effetti della rivoluzione liberale e liberista di Margaret Thatcher, Blair contrappose l’esigenza di correggerne solo alcuni aspetti socialmente troppo onerosi, senza però ripristinare l’antica sudditanza del Labour a un’ottica ristretta di difesa conservatrice di un assetto produttivo e di relazioni industriali ormai obsolete e paralizzanti. La sinistra italiana non ha mai affrontato seriamente questo problema, e resta ancorata a una forma di collateralismo con la Cgil in cui si esprime una sorta di sudditanza culturale alle impostazioni antagonistiche, oggi sostenute soprattutto dalla Fiom, come nella Gran Bretagna degli anni Ottanta erano praticate dal sindacato dei minatori. Direttamente o indirettamente, la pressione dell’antagonismo sociale ha messo in crisi tutte le esperienze di partecipazione della sinistra al governo o alla maggioranza – dalla manifestazione della Fiom contro il governo Andreotti di larghe intese, che ne segnò la fine, fino alle varie secessioni dell’estrema sinistra che fecero fallire o traballare i due governi di Romano Prodi. L’insistenza di Bersani nel riesumare le pratiche della concertazione, che è poi il riconoscimento di un diritto di veto alla Cgil, ha un senso evidente dal punto di vista della raccolta dei consensi alle primarie, ma lascia irrisolta la questione che ha paralizzato o indebolito la capacità riformatrice e di governo della sinistra italiana.
E’ su questo terreno che l’innovazione prospettata dal sindaco di Firenze è più significativa. Appoggiare esplicitamente la riforma del mercato del lavoro studiata da Pietro Ichino e demonizzata dalla Cgil (come più o meno tutte le riforme precedenti in questo campo delicatissimo) non ha solo il senso di un’attenzione alla vasta platea di giovani lavoratori in condizioni precarie, ma quello di sfidare senza complessi di inferiorità il conservatorismo sindacale. Blair vinse questa difficile battaglia e così inaugurò una lunga stagione di governo laburista. Se la sinistra italiana non riuscirà a emanciprsi nello stesso modo rischia, anche se vince le elezioni, di fallire ancora una volta la prova del governo.